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Come è cambiato il modo di cercare e acquistare la propria abitazione

Come è cambiato il modo di cercare e acquistare la propria abitazione

A raccontare il cambiamento in atto del mercato immobiliare è l’Impact Report 2021 redatto da Casavo.

Il 2021 è stato un anno decisamente unico per il mercato immobiliare che, dopo il picco negativo registrato nel 2020 a causa della Pandemia, ha vissuto quest’anno un periodo dapprima di assestamento e poi di innovazione.

A raccontare il cambiamento in atto del mercato immobiliare è l’Impact Report 2021 redatto da Casavo.

L’analisi, condotta su 575 intervistati scelti tra persone che avevano appena concluso la vendita o con vendita in corso, è stata realizzata insieme a Bva Doxa, società di ricerche di mercato e consulenza, con l’obiettivo di capire e conoscere come è cambiato nel processo di vendita di una casa nel 2021 nelle principali città italiane: Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze.

I dati emersi dall’Impact Report 2021
Il lockdown ha portato nuovi stili di vita e con essi anche nuove preferenze abitative. Il Report di Casavo evidenzia i seguenti dati:

  • il 36% degli intervistati ha dichiarato di aver venduto casa per cercarne una più adatta alle proprie esigenze;
  • il 37% predilige il trilocale come immobile da acquistare o vendere con facilità;
  • il 30% sceglie il bilocale, soprattutto a Milano con il 34% della preferenza.
Sotto la media nazionale resta invece la compravendita di bilocali nelle città di Torino e Bologna (23%).

L’impatto della digitalizzazione sulle compravendite
Dall’Impact Report 2021 di Casavo emerge anche che le abitazioni si vendono più in fretta – in Italia la media prima della pandemia era di 7 mesi per vendere casa – se si adottano soluzioni digitali, che nell’ultimo anno hanno stravolto anche il mercato immobiliare, per necessità ma anche per comodità.

Lo studio evidenzia che il 40% degli intervistati ha utilizzato Internet

  • per stimare il valore della propria casa tramite;
  • per cercare o vendere immobili ;
  • per effettuare le visite all’immobile tramite videochiamata o virtual tour (il 30% delle persone intervistate lo ha fatto nel 2021).

Fonte: Immobiliare

esecuzioni immobiliari
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Esecuzioni immobiliari: cosa sono?

Esecuzioni immobiliari: cosa sono?

Le esecuzioni immobiliari, note anche come procedure esecutive immobiliari, si verificano ogni volta che un creditore può espropriare un bene immobile di proprietà del debitore quando questo non provvede a saldare il proprio debito.

Procedura esecuzione immobiliare, cosa prevede?
Per comprendere appieno questo concetto bisogna mettere a fuoco un aspetto: le esecuzioni immobiliari hanno come oggetti il diritto di proprietà o i diritti reali di usufrutto e di superficie sui beni immobili di una persona.

La procedura di esecuzione immobiliare si articola in diverse fasi: il primo passo riguarda l’atto di precetto. Che cosa è l’atto di precetto? Si tratta di una intimazione scritta che viene notificata in forma scritta nel quale si obbliga il soggetto insolvente a corrispondere quanto dovuto al creditore.

Una volta che è decorso il termine previsto dal precetto, il creditore (soprattutto se si tratta di una banca) individua il bene immobiliare da colpire e procede con il vero e proprio atto di notifica.

Come funziona il pignoramento immobiliare? La procedura del 2019 (atto di intervento esecuzione immobiliare) prevede:

  • Avvio della procedura di esecuzione immobiliare;
  • Notifica e trascrizione del pignoramento presso l’ufficiale giudiziario;
  • Pignoramento vero e proprio, noto anche come atto esecutivo.
  • Quando avviene l’espropriazione forzata immobiliare
L’espropriazione forzata inizia con il pignoramento di un bene immobiliare: attraverso questo atto realizzato dall’ufficiale giudiziario su istanza del creditore che non ha ricevuto il denaro che gli spetta, si può procedere con l’espropriazione forzata.

Il creditore può scegliere tra i beni mobili o immobili che appartengono al patrimonio del debitore; è possibile che vengano scelti anche dei beni appartenenti a terzi e che sono vincolati, attraverso la garanzia del credito, al debitore.

Nel caso si scelgano dei beni immobili, la vendita può avvenire attraverso diverse modalità:

  • vendita con incanto attraverso un’asta immobiliare;
  • vendita senza incanto attraverso un commissario.
Usualmente dalla vendita si ricava la somma di denaro capace di provvedere alla liquidazione dei crediti dei creditori, attraverso una ripartizione della somma ottenuta.

Esecuzione mobiliare con vendita post legge 80
Bisogna tenere presente che l’espropriazione forzata immobiliare avviene prima della vendita dell’appartamento che è stato oggetto di pignoramento e dovrà essere venduto.

Da questo punto di vista l’esecuzione mobiliare con vendita, post legge 80, è in parte diversa. La legge 80 del 2005 ha modificato e integrato la procedura di esecuzione immobiliare forzata. In particolare, sono oggetto della legge l’espropriazione mobiliare, ossia la procedura attraverso la quota il creditore chiede l’esproprio dei beni mobili del debitore per poterne ricavare quanto gli spetta.

Conversione di pignoramento
A questo punto ci si può chiedere: cosa è la conversione di pignoramento? Si tratta di una possibilità che viene data al debitore di sostituire gli oggetti pignorati con una somma di denaro (include le spese di esecuzione e l’intero importo, inclusi gli interessi e le spese).

Fonte: Idealista

Torino fiume po
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La Vert èpoque è lungo il fiume Po: camere con vista sulla natura

La Vert èpoque è lungo il fiume Po: camere con vista sulla natura

Da piazza Hermada all’ex Defendini: tra corso Moncalieri, Casale e Sassi si moltiplicano gli interventi immobiliari. Le agenzie: «Tutto il nuovo è sold out»

I ruggenti anni venti di Torino (ri)cominciano oltre Po. Lungo quelle rive dove, cent’anni fa, gli ultimi pescatori e lavandai cedevano il posto alle case della borghesia rampante e alle «diavolerie» tecnologiche (l’idrovolante che collegava la città con Trieste), oggi fioriscono nuovi progetti immobiliari che si propongono di (ri)costruire una Vert Époque del capoluogo piemontese. Nel mega-quartiere che a ridosso delle colline scorre insieme al fiume, da Moncalieri fino a Sassi, stanno spuntando nuovi borghi (Hermada), ville antiche completamente ristrutturate (in via Mentana), residenze Parco sul Po (con tanto di ristorante stellato, bocciodromo), il palazzo green di fronte ai Ronchi Verdi, Casale 48, in via Bava appartamenti nella ex Defendini e Uptown, alle spalle della Gran Madre.

Si capisce: il vecchio fiume, guardato quasi con sospetto per una generazione almeno, si sta ripopolando di vita: le piste ciclabili ai due lati del Po, gli inossidabili circoli remieri, i club sportivi di padel, il tennis del Royal, il motovelodromo, piscine. In pratica: una palestra naturale di giorno e la sera ricca di attività ludiche. Tutto sotto casa. E i nuovi interventi, molti ancora da terminare, registrano il sold out, tutto venduto.

«Vivere nella natura oggi è considerato un vero lusso — commenta Cesare Furbatto di Furbatto Immobiliare — A Torino è lusso di cui possiamo godere in centro città. E non solo. Tutti i quartieri che confinano con il fiume suscitano da sempre di grande interesse. Su tutti Longo Po Antonelli, Borgo Po e Gran Madre. Ora quell’area di pregio si sta estendendo lungo tutto il corso d’acqua. È un po’ come stare in villeggiatura ma dentro il tessuto della città».

Parco dentro e fuori
L’ex convento del Redentore, 8 mila metri quadri, si è trasformato, grazie al design di Aurelia srl (gruppo Finde, famiglia Denegri) in Borgo Hermada, in 5 palazzine, le cui ultime tre saranno terminate a fine dicembre. «Su 32 appartamenti ne restano in vendita appena due e prima ancora di ultimare le finiture — spiega Giovanni Judica Cordiglia di Investitalia — La proposta, a 4 mila euro al metro quadro, piace molto perché, oltre alle soluzioni abitative green, come pompa di calore, alta classe energetica e alla possibilità di gestire tutti i servizi degli alloggi tramite la domotica anche in remoto, c’è un parco condominiale interno con palestra all’aperto e parco esterno; e poi siamo a due passi dal fiume e dal parco Valentino».

In riva al fiume
Cento unità abitative, attici, aree verdi private, bocciodromo, ristorante stellato (apre a febbraio) e affaccio su un pezzo di parco che prende il posto di vecchie fabbriche in disuso. Così si presentano le Residenze Parco sul Po: un intervento in gran parte già realizzato che ha la particolarità di avere una doppia anima pubblico-privata. «Ci occupiamo anche del parco sul Po, dove troverà la sua seconda sede la cooperativa sociale Casa Oz, e dove ci auguriamo che verrà completato il ricongiungimento della ciclabile», spiega Gianluca Chiesa di Ingegneria Torino che segue i lavori. Il costo al metro quadro: circa 3.500 euro. «L’idea di fondo è costruire una sorta di borgo dentro la natura che gode di tutti i servizi offerti dalla zona». Poco più in là, dove gli investimenti dei padel e tennis club hanno ridato smalto a corso Moncalieri, che sconta però il traffico intenso, c’è un altro intervento in via di completamento. Lo racconta Pietro Barbato di Remax Immobiliare che cura la vendita di 8 alloggi in corso Moncalieri 466. «Ho appena venduto un appartamento di 100 metri quadri a 420 mila euro. Classe energetica alta, rifiniture in legno, ventilazione, parco interno. Il mercato chiede questo. Se si offrono queste caratteristiche non c’è barriera di prezzo. I compratori ci sono».

In villa
Erik Sclaverano rimette a nuovo i gioielli della precollina. L’ultimo intervento: in via Mentana, una villa anni 20, ex proprietà della famiglia Peyrano, per un valore di 3 milioni di euro. «Il mercato di altissimo pregio è ovviamente molto ristretto. Ma non è vero che è per soli campioni dello sport. Ci sono famiglie importanti che apprezzano questo genere di architettura». In zona, dando un’occhiata al catalogo Perri Immobili: ci sono ville settecentesche, come Villa Geiser, per prezzi compresi fra 600 e 980 mila euro.

Fonte: Corriere della sera

superficie calpestabile
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Superficie calpestabile di un immobile: come si calcola

Superficie calpestabile di un immobile: come si calcola

È molto importante sapere che esiste una precisa differenza tra la superficie commerciale e quella calpestabile di un immobile.

La prima, che è la categoria su cui ci si basa per la stima patrimoniale di un’abitazione e infatti è anche chiamata “superficie commerciale vendibile” (SCV), comprende tutti gli elementi che compongono una casa, muri, giardini e posto auto inclusi. La seconda, invece, è lo spazio che veramente abbiamo a disposizione.

Superficie calpestabile: che cosa si intende
Con l’espressione “superficie calpestabile” (o “utile”) ci si riferisce a ciò che in un immobile può essere calpestato: la somma delle sole superfici interne dei singoli vani che compongono l’appartamento o il locale commerciale, al netto dei muri perimetrali e dei muri interni.

Una precisazione: in questo contesto il termine “vano” serve a individuare le diverse suddivisioni degli spazi (cucina, soggiorno, camera ecc.), ma non ha una connotazione qualitativa come avviene invece nelle valutazioni catastali, per le quali si distingue tra vano utile e accessorio.

Come si calcola la superficie calpestabile di un immobile
Mentre ai fini del calcolo della superficie commerciale si tiene conto anche dei muri, dei balconi, dei sottotetti, delle cantine ecc., valutati secondo diverse incidenze percentuali, la superficie calpestabile si ricava calcolando la sola pavimentazione che, per ciascun piano fuori terra o entro terra, viene misurata lungo il perimetro interno delle mura e delle pareti divisorie e rilevata a un’altezza convenzionale di 1,50 metri dal piano di pavimento.

Per un calcolo preciso è bene affidarsi a un professionista che, dopo avere prelevato la planimetria catastale rasterizzata, procede al conteggio attraverso l’utilizzo di sistemi di Cad.

La superficie commerciale è sempre superiore a quella calpestabile: generalmente il 10-15% in più.

Visura catastale, che cosa viene indicato?
Dal 2015 nelle visure catastali è indicata la superficie catastale espressa in metri quadri dell’immobile, che va a sostituire il numero dei vani. È un’innovazione che ha riguardato 57 milioni di immobili su 61 registrati nel Catasto.

La superficie catastale non corrisponde a quella calpestabile, bensì a quella commerciale.

Cantina e mansarda: come vengono conteggiate?
Come abbiamo visto, per superficie calpestabile si intende lo spazio interno che si ha a disposizione, esclusi i muri. Ma spesso un immobile dispone anche di spazi esterni come balconi, cantina e posto auto, che rientrano nel conteggio della superficie commerciale (per calcolarla non vanno semplicemente sommate alle altre superfici, ma bisogna eseguire delle “correzioni” seguendo alcuni parametri indicati dall’Agenzia delle entrate).

Un caso particolare è rappresentato dalla mansarda. Nel linguaggio comune, infatti, si definisce mansarda l’appartamento o la porzione di appartamento posta all’ultimo piano e con altezze interne variabili in funzione dell’inclinazione del tetto. A livello catastale, però, il termine mansarda non esiste: ci sono semplicemente immobili abitabili o non abitabili. I primi per legge devono avere un’altezza media di m. 2.70, con un minimo di m 2.00, e possedere finestre apribili di superficie adeguata. Se la nostra mansarda non dispone di questi requisiti, allora si tratta di sottotetto o di soffitta.

Ai fini del calcolo della superficie commerciale di un immobile, se la mansarda è abitabile si conta al 100%, altrimenti si calcola al 50% o al 25% a seconda che sia o meno comunicante con l’appartamento.

Superficie utile riscaldata: che cosa significa?
Nelle certificazioni energetiche si considera la superficie utile riscaldata, ossia la superficie calpestabile dei locali riscaldati al netto di muri esterni e tramezzi e comprensiva delle soglie delle porte.

Calcolo Tari: ci si basa sulla superficie calpestabile o su quella commerciale?
L’imposta sui rifiuti si calcola utilizzando l’area calpestabile, non quella commerciale.

La superficie calpestabile viene misurata sul filo interno dei muri e, per le aree scoperte, sul perimetro interno delle medesime. Oltre che dalla rilevazione diretta, la superficie dei locali tassabili può essere desunta anche dalla planimetria catastale, arrotondando per eccesso o per difetto a seconda che la frazione sia superiore, uguale o inferiore al mezzo metro quadrato. Spesso il Comune può considerare come superficie assoggettabile a Tari quella pari all’80% della superficie catastale.

Questo contenuto ha scopo informativo e non ha valore prescrittivo.

Fonte: Immobiliare

Paesi in Piemonte
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I paesi in Piemonte che ti pagano per andarci a vivere

I paesi in Piemonte che ti pagano per andarci a vivere

Tra le Alpi piemontesi diversi piccoli Comuni pagano chi vi si trasferisce a vivere, alla ricerca di un posto diverso in cui iniziare. Ecco quali sono.

L’iniziativa, volta a rivitalizzare i comuni del Piemonte con meno di 5 mila abitanti, è dedicata a chi, magari partendo da un centro urbano in Italia, desideri trasferire la propria abitazione principale in uno di questi contesti. La possibilità è offerta da un bando della regione Piemonte che offre un contributo da 10 mila a 40 mila euro (budget complessivo 10 milioni di euro) per recuperare un immobile da trasformare in prima casa.

“La montagna non è e non va vista come una riserva inaccessibile, ma come un grande propulsore di economia, natura, enogastronomia, turismo e di tutto ciò che di meraviglioso ha da offrire, – commenta il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio -. Penso che, dopo due anni di pandemia, questa idea dell’aria fresca, dell’aria pulita, della possibilità per chi lo desidera di vivere a contatto con la natura, siano valori su cui investire per il nostro futuro e per quello delle nostre straordinarie montagne”.

Il bando sarà pubblicato il 1 settembre e durerà fino al 31 dicembre 2021 (nell’apposita sezione bandi https://bandi.regione.piemonte.it) e farà il paio con un’altra iniziativa simile dedicata alle “botteghe dei servizi”, con specifici contributi per chi sostenga le attività dei territori montani.

Quali sono i paesi che ti pagano per viverci
Ma quali sono i paesi piemontesi che ti pagano per viverci? Sono 465 i piccoli Comuni, 48 in provincia di Alessandria, 12 in provincia di Asti, 48 in provincia di Biella, 132 in provincia di Cuneo, 3 in provincia di Novara, 132 in provincia di Torino, 66 nel Verbano-Cusio-Ossola, 24 in provincia di Vercelli). L’elenco completo si trova qui.

Chi può presentare la domanda? La Rerione Piemonte destina un contributo a tutti i nati dal 1955 in poi che desiderino trasferirsi in uno dei Comuni montani in questione; in particolare i nati dal 1980 in poi riceveranno un punteggio più alto, per favorire l’adesione dei giovani a questa iniziativa.

Quali sono i requisiti per ricevere il contributo? Essere proprietari o essere in procinto di acquistare un’unità immobiliare residenziale in uno dei Comuni coinvolti, trasferirvi l’abitazione principale entro dieci anni e altre caratteristiche che fanno guadagnare punti in più, come l’esercitare attività lavorativa o smart working almeno al 50% nell’abitazione per la quale si chiede il finanziamento, un Isee uguale o inferiore a 20.000 euro e almeno un figlio di età uguale o inferiore a 10 anni che avrà residenza e dimora abituale nell’immobile acquistato. Punti in più anche per chi recupera gli immobili con soluzioni architettoniche e paesaggistiche previste dalla Regione Piemonte, con l’utilizzo dei materiali tipici del paesaggio alpino piemontese e con l’incarico dei lavori dato ad imprese con sede legale in un Comune montano piemontese.

In caso di contributo per l’acquisto di una casa, l’atto di compravendita dovrà essere stipulato entro 6 mesi dalla data di approvazione della graduatoria, mentre i lavori di ristrutturazione dovranno essere ultimati entro 18 mesi. La rendicontazione dovrà essere trasmessa, invece, entro 3 mesi dalla conclusione dei lavori.

Fonte: Idealista

Casa Unika cittadine imperia
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Mercato immobiliare: la vivacità delle cittadine più piccole

Mercato immobiliare: la vivacità delle cittadine più piccole

Il lockdown e lo smart working hanno spinto gli italiani a cercare una migliore qualità della vita. Tecnocasa ha esaminato gli effetti sul mercato immobiliare di alcune piccole e medie cittadine: Pesaro, Carpi, Aprilia, Imperia, San Benedetto del Tronto, Porto d’Ascoli e Siziano.

Gli effetti della pandemia sul mercato immobiliare tornano sotto la lente di ingrandimento. Gli esperti di Tecnocasa hanno preso in esame come il Covid-19 abbia influenzato le realtà di alcuni comuni e perché questi centri siano stati in grado di attirare nuovi residenti.

Ad esempio, per alcune località di mare è stato determinante il desiderio di ‘cambiare aria’, emerso soprattutto dopo il primo lockdown e sulla cui scelta ha molto contribuito il fenomeno dello smart working.

Non di meno, altre sono cittadine più a misura d’uomo, le quali hanno investito sui servizi e quindi sulla qualità della vita.

Casa più vicina alla natura per una migliore qualità di vita
L’obiettivo delle autorità locali è stato quello di fornire una diversa filosofia di vita, più vicina alla natura ma, allo stesso tempo, ricca di servizi tecnologici (connessione internet e logistica) e improntati alla sostenibilità: una svolta su cui ha pesato l’emergenza sanitaria e quello che ha comportato.

Lo studio ha classificato le cittadine esaminate in tre parti, sulla base del numero di abitanti. Nel caso di quelle con oltre 65mila troviamo Pesaro, Carpi e Aprilia. Nella fascia compresa tra i 35 e i 65mila abitanti ci sono Imperia, San Benedetto del Tronto e Porto d’Ascoli e, infine, tra le cittadine con 5-15mila cittadini, è stato preso come esempio Siziano (provincia di Pavia).

Imperia, gli stranieri pazzi per il clima ottimale

Imperia intercetta da anni l’interesse di acquisto di persone non residenti che desiderano trasferirsi per migliorare la qualità di vita: tedeschi, svizzeri, francesi sono interessati a comprare sia la casa vacanza sia la prima casa. Subito dopo il primo lockdown anche persone di regioni vicine, come Lombardia e Piemonte, hanno espresso la volontà di acquistare la prima casa o la seconda casa grazie alla possibilità di sfruttare lo smart working. La zona marina è quella di Porto Maurizio, dove si concentrano le spiagge. Le case storiche, a picco sul mare e presenti nel borgo Parasio, sono quelle più apprezzate e toccano punte di 3000 euro/mq se dotate di vista mare. Interesse sta suscitando, in chi acquista la casa vacanza o la casa a uso investimento, la zona della Fondura, grazie alla futura pista ciclabile: prezzi molto contenuti, intorno a 1000-1200 euro/mq. A Borgo Prino, borgo marinaro del ‘600-‘700, le quotazioni arrivano anche a 2500-3000 euro/mq.

La vivacità mostrata in questi mesi dal mercato immobiliare è favorita, oltre che dalle quotazioni divenute convenienti, anche dai tassi di interesse molto bassi, che invogliano gli acquirenti ad accendere un mutuo per finalizzare la compravendita.

Fonte: MutuiOnline.it

Genova
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Immobiliare, lo strano caso di Genova: crescono gli affari ma calano i prezzi

Immobiliare, lo strano caso di Genova: crescono gli affari ma calano i prezzi

Ma la grande novità è una nuova immigrazione: arrivano i lavoratori dello smart working da Piemonte e Lombardia

Genova rappresenta uno strano caso del mercato immobiliare nazionale, in totale controtendenza con il resto del Paese: crescono le transazioni, del 30%, rispetto a giugno 2020, ma i valori immobiliari sono calati del 7% e non risalgono. E il Covid non c’entra, la decrescita demografica sì: il capoluogo della Liguria si sta sistematicamente svuotando, la popolazione è scesa da tempo sotto la soglia critica dei 600mila (574.090 abitanti) e gli appartamenti, vuoti, sono in numero maggiore rispetto alla richiesta. E questo vizia un mercato immobiliare che, in questo caso per effetto dell’inizio dell’uscita del Covid, sta riguadagnando velocemente quota: “In altre città, come Milano, alla ripresa del mercato immobiliare corrisponde un aumento anche deciso dei prezzi, fino a due cifre percentuali, invece a Genova, dopo la flessione legata alla pandemia, unica città in Italia, le quotazioni non si muovono”, assicura Eugenio Del Gaizo, presidente Fiaip Genova.

A Genova, la flessione delle transazioni a causa della pandemia si è registrata molto più blandamente di tutto il resto d’Italia: nel 2020, il calo delle compravendite, nonostante due mesi di lockdown tassativo, è stato contenuto, del -9,4%, sono state compiute 6706 transazioni, contro le 7704 del 2019. E anche i dati recentissimi, appena pubblicati dall’Omi, tutte le categorie di immobili in vendita a Genova negli ultimi tre mesi, indicano che i prezzi sono in debole diminuzione (-1,17%), ma Genova è in testa alla classifica italiana delle città per numero di transazioni, rispetto allo scorso anno: nel primo trimestre del 2021 il capoluogo della Liguria è sul gradino più alto del podio, con il valore massimo di crescita degli scambi di abitazioni, +36,7%.

Si genera così uno spostamento cospicuo degli acquisti verso quartieri prima inaccessibili a molti, come la zona della Foce, già considerata residenziale, affacciata all’inizio del lungomare di Genova. “Con 150mila euro, fino a cinque anni fa, si riusciva a comprare un appartamento a San Fruttuoso, ormai con quella cifra si conquista agevolmente un’abitazione alla Foce”, conferma Del Gaizo.

C’è una cosa che il Covid ha modificato, radicalmente: è aumentata la richiesta di spazi, sia metrature più ampie, articolate in vani distinti, sia affacci esterni, come terrazzi, balconi e giardini. Inoltre, nuovo valore aggiunto di una città che stenta a lasciare, in molti settori, lo smart working è la cablatura: “Prima si cercavano case con l’ascensore o il riscaldamento autonomo, adesso la prima domanda è se arriva la fibra nell’appartamento”, assicurano diversi agenti immobiliari del centro storico che, proprio per la sua conformazione (spessi muri in pietra), ha connessioni instabili e lente. L’Omi conferma nell’ultima rilevazione (giugno 2021) che la tipologia che ha registrato il maggior apprezzamento percentuale è costituita da ville e case indipendenti, le cui quotazioni hanno registrato +3% negli ultimi tre mesi. Mentre quella più in crisi risulta l’alloggio di cinque vani, per cui le quotazioni registrano -19% negli ultimi tre mesi.

Per questi motivi chi ha una casa con giardino o terrazzo ha ancora “il coltello dalla parte del manico”, dicono a una voce gli agenti immobiliari genovesi, e può ancora aspirare a ricavare dalla vendita della propria abitazione una cifra interessante, altrimenti, proprio per l’effetto indotto dallo svuotamento della città, “per tutti gli altri appartamenti, il manico è nelle mani dell’acquirente”, assicurano.

C’è infine un filone che si sta sviluppando nel mercato immobiliare genovese e ligure, alla fine della pandemia: proprio lo smart working magari alternato al lavoro in azienda, in presenza, solo alcuni giorni della settimana, sta innescando un’immigrazione di lavoratori soprattutto dalla Lombardia e dal Piemonte. Si tratta di dati ancora impercettibili, ma che costituiscono una nuova, inedita, tendenza, rilevata a partire dagli affitti. “La Liguria è una terra splendida, negli intervalli del lavoro da casa si può godere della spiaggia, o del verde, durante l’anno e mezzo appena trascorso abbiamo notato la trasformazione di richieste di affitti brevi, o brevissimi, in locazioni di lungo periodo, di parecchi mesi o un anno, con trasferimenti nella nostra regione per approfittare di un contesto di migliore qualità della vita, unita al lavoro in remoto”, conclude Del Gaizo.

Top e flop
Le case più care di tutta Genova si trovano nei quartieri residenziali di Albaro e Sturla, nella parte orientale del centro. A maggio 2021 le transazioni hanno toccato i 2968 euro/mq. Tra gli affitti, le zone più richieste sono la super-residenziale Sant’Ilario, una collina alle spalle del quartiere di Nervi, dove abita Beppe Grillo, e poi, i quartieri costieri di Quarto e Quinto, affacciati sul mare, con 9,70 euro/mq. Subito dopo gli affitti più cari si registrano in centro città, con 9,40 euro al mese/mq.

Il prezzo più basso di vendita si registra nei quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, nell’immediato Ponente (industriale) della città, con una media di 936 euro/mq. E in Val Polcevera, la valle colpita dalla tragedia del Ponte Morandi e ora solcata dal nuovo ponte San Giorgio: per la vendita il prezzo medio è di 853 euro/mq, per gli affitti 6,40 euro al mese/mq. Gli affitti più bassi, però, si trovano nell’entroterra occidentale di Genova, alle spalle di Voltri, con 6,10 euro/mq.

Tra le macroaree di Genova, tra il primo e il secondo semestre 2020, le oscillazioni maggiori dei prezzi si sono registrate in Val Bisagno, nell’area Marassi-San Fruttuoso-Molassana, in Val Bisagno, unica in tutta la città a segnare un incremento del valore degli immobili residenziali, con +2,7%. Il crollo più profondo si nota, invece, in Val Polcevera, tra Certosa e Pontedecimo, con -8,1%, concentrato soprattutto a Bolzaneto.

La situazione in Liguria
Allargando l’osservazione a tutto il territorio regionale, in Liguria, le transazioni, a maggio 2021, si sono attestate su un valore medio di 2507 euro/mq, con una flessione del -1,30% rispetto allo stesso mese nel 2020. Sono cresciuti invece i valori degli affitti, rispetto a un anno fa, del +2,35%, passando da 8,50 a 8,70 euro al mese/mq.

I prezzi degli immobili nella regione oscillano da 2.065 a 3349 euro/mq in media per la vendita e, per l’affitto, hanno una forbice che va da 8,70 a 10,90 euro al mese/mq. La città più cara risulta essere Savona, con valori di acquisto che arrivano a 3400 euro/mq, anche se c’è una forte discrasia tra gli immobili in città (che hanno una media di 1929 euro/mq) e quelli nelle aree costiere, dove si trovano rinomate località balneari, e in cui si toccano i 3643 euro/mq.

Subito dopo Savona, le abitazioni più care si trovano ad Imperia, con valori medi di 2600-2800 euro/mq. Poi si classifica La Spezia, con 2200-2400 euro/mq e infine Genova. E infatti nel maggio 2021 si è registrata a Savona la transazione più cara, con la vendita di un immobile a 3349 euro/mq, la più bassa a Genova con un acquisto di 2065 euro/mq. Anche gli affitti più alti si registrano a Savona (10,90 euro al mese/mq) e i più bassi sono a Genova (8,20 euro al mese/mq).

Le case vacanza
La Liguria è la regione più cara in Italia per quanto riguarda le case vacanza. Secondo la rilevazione di Idealista.it, Portofino e Santa Margherita Ligure sono i Comuni più cari in cui acquistare un immobile, seguiti dalla Costiera amalfitana. E se nella top ten dei Comuni affacciati sul mare è preponderante la presenza di località campane, al primo posto c’è il Comune di Portofino, dove si toccano i 9906 euro/mq.

Nella lista dei primi dieci Comuni più cari è incluso, in Liguria, anche Bonassola. A Santa Margherita il valore degli immobili si attesta sui 5189,18 euro/mq ed è aumentato da maggio 2020 a maggio 2021 del 5%. Valori alti anche alle Cinque Terre, dove gli immobili valgono, in media, 4728 euro/mq, l’8% in più rispetto a un anno fa.

Una rete di case vacanza si è creata, negli ultimi cinque anni, anche in centro storico a Genova: si tratta di piccoli appartamenti che vengono affittati per pochi giorni ai turisti. Come spiegano ancora dalla Fiaip Genova, alcuni proprietari hanno deciso di investire, prima del Covid, acquistando appartamenti nella città antica, proprio per metterli a reddito in questo modo, realizzando B&B: “Gran parte di questo sistema è stato messo in crisi dalla pandemia – dice Eugenio Del Gaizo – e diversi proprietari, nel corso del 2020, hanno venduto queste abitazioni: è stato un errore perché il flusso, come dimostrano i dati di giugno 2021, è ripartito e la richiesta sta prepotentemente salendo”.

Fonte: La repubblica; Agenzia delle entrate; Omi, Osservatorio del mercato immobiliare; Fiaip; Centro Studi Tecnocasa; Immobiliare.it; Abitare.Co; Idealista.it

Piemonte
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Acquistare casa in Piemonte: prezzi in crescita

Acquistare casa in Piemonte: prezzi in crescita

Il mercato immobiliare piemontese registra buone performance per il primo trimestre 2021. A registrare i migliori valori sono i prezzi delle compravendite.

Chi desidera comprare casa in questa regione, secondo la rilevazione relativa allo scorso marzo, dovrebbe preventivare una spesa di circa 1.500 euro al metro quadro.

Compravendite in Piemonte: l’andamento di città e province
Analizzando più nel dettaglio la situazione di acquisti e vendite immobiliari nei capoluoghi piemontesi, emerge che i prezzi delle case in cinque casi su otto sono in crescita, ma con variazioni minime o poco distanti dallo zero.

A trainare il comparto è Torino che nei primi tre mesi dell’anno segna un + 2,4%.

In flessione, invece, Verbania (-1,7%) e Vercelli (-0,8%). Nonostante la perdita di quasi 2 punti percentuali, il capoluogo della provincia Verbano-Cusio-Ossola resta comunque il più caro della regione. La città più economica è invece Biella dove, per esempio, per acquistare un trilocale si spendono 715 euro al metro quadro; ancora più conveniente la sua provincia, con 565 euro al metro quadro.

Il settore degli affitti in Piemonte
Sul fronte degli affitti il nostro Osservatorio rileva una generale stabilità. Si contano davvero solo poche eccezioni: a segno negativo le città di Alessandria (-1,7%) e Verbania (-1,6%). A segno positivo le città di Biella (+3,6%), di Cuneo (+1,4%), e le province di Asti (+1,9%) e di Verbano-Cusio-Ossola (+3,8%).

Il prezzo medio per chi vuole affittare un immobile a uso residenziale è a quota 7,9 euro al metro quadro.

Fonte: Immobiliare

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Italia in zona arancione, cosa cambia per chi cerca casa

Italia in zona arancione, cosa cambia per chi cerca casa

Che cosa cambia, quindi, per chi cerca un immobile da comprare o da affittare in zona arancione? Facciamo insieme il punto con questo ultimo aggiornamento.

Come era stato preannunciato, l’Italia torna a tingersi quasi tutta di arancione. Rispetto al livello più alto di restrizioni, a partire da lunedì 12 aprile, ci sono i primi allentamenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto e alle Province autonome di Bolzano e Trento.

Visite immobiliari in zona arancione: cosa dicono le Faq del Governo
Sostanzialmente, il passaggio da fascia rossa a fascia arancione non incide sulla possibilità di fare visitare una casa che si vuole acquistare o prendere in affitto. Questo perché in entrambe le situazioni è sempre consentito, rispettando le previste norme di sicurezza e di distanziamento.

Per la precisione, le Faq del Governo specificano chiaramente che in fascia arancione:

Sì. È permesso effettuare un sopralluogo presso un immobile da acquistare o locare. Tuttavia le visite degli agenti immobiliari con i clienti presso le abitazioni da locare o acquistare potranno avere luogo solo con l’utilizzo, da parte dell’agente immobiliare e dei visitatori, delle mascherine e dei guanti monouso e mantenendo in ogni momento la distanza interpersonale di almeno un metro e, preferibilmente, quando le abitazioni siano disabitate.

Come anticipavamo, le stesse indicazioni sono valide anche per le regioni ancora in fascia rossa, cioè Campania, Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta.

Comprare o affittare casa in zona arancione tra privati
Le risposte ufficiali indicano esplicitamente che le visite accompagnate da un agente immobiliare sono consentite. Ma che cosa è previsto per chi è intenzionato a comprare o affittare casa da un altro privato cittadino, senza l’intermediazione dell’agenzia immobiliare?

Al momento per questo specifico caso non sono purtroppo presenti delle indicazioni puntuali tra le Faq del Governo.

Il nostro consiglio è di far riferimento in primo luogo alle autorità competenti per evitare di incorrere in comportamenti non leciti e conseguenti sanzioni. E in seconda battuta di attenersi alle indicazioni che regolano in generale gli spostamenti in zona arancione.

A chi rivolgersi quindi? Come dicevamo, per sapere se uno spostamento rientra tra quelli ammissibili per “motivi di necessità”, la valutazione è rimessa all’autorità competente che, per le violazioni delle prescrizioni dei Dpcm, è di norma il Prefetto.

Fonte: Immobiliare

Mercato Immobiliare a Torino
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Piemonte, buone performance per il mercato immobiliare

Piemonte, buone performance per il mercato immobiliare

Buono l’andamento del mercato immobiliare piemontese, che ha chiuso il 2020 in modo positivo, soprattutto per ciò che riguarda i canoni di locazione.

Quanto costa affittare una casa in Piemonte
Per stipulare un contratto di locazione si devono mettere a budget cifre in deciso aumento rispetto a qualche mese fa. A dicembre 2020 i costi medi degli affitti si sono posizionati su base regionale attorno agli 8 euro al metro quadro, con una crescita del 3,9% rispetto a un anno fa e del 2,6% rispetto al semestre precedente.

Tutti i capoluoghi, a eccezione di Verbania (-6,3%) vedono un incremento delle somme richieste con Novara, che chiude il 2020 con le migliori performance (+8,3%).

Numeri alla mano: per affittare un bilocale a Novara di 50 mq, per esempio, si devono mettere a budget circa 390 euro, ma è a Torino che le cifre si fanno più consistenti; qui per la medesima metratura sono richiesti circa 455 euro. Alti i canoni di locazione anche a Verbania dove, nonostante la discesa dei prezzi, affittare un bilocale costa 445 euro. Le città più economiche sono Biella e Alessandria, con una richiesta di 280 euro e 295 euro rispettivamente.

Prezzi delle compravendite stabili
Leggerissimo aumento su base annua dello 0,7% per ciò che riguarda i prezzi delle case in vendita in Piemonte, con una richiesta media di 1.482 euro al metro quadro. A livello regionale non si registrano grandi variazioni rispetto alle precedenti rilevazioni.

Da segnalare i risultati meno incoraggianti per Alessandria e Verbania, che perdono entrambe il 3,8% in dodici mesi; nonostante ciò Verbania si aggiudica il primato della città più cara del Piemonte dove acquistare casa, con una richiesta media di 2.025 euro/mq. Bene Torino e Novara che vedono un incremento dei prezzi del 3,4% e del 4,1%.

Fonte: Immobiliare